mercoledì 18 giugno 2008

Un buon presepista non deve mancare...


Presepio napoletano
Se avete tempo a disposizione, non potete evitare di visitare (e approfondire) il sito web dedicato al presepio napoletano:
www.o-presebbio.com

Altrimenti, in generale pure vari altri, come:
www.artedelpresepio.it

www.presepeepassioni.it

www.blognatale.com



Dopo visitate anche:
www.ippolucio.beepworld.it

Poi, a ragion veduta, potrete anche prendere in considerazione la proposta seguente...

Proposta


CORSO PRESEPISTICO

Bellinzona – Spazio Aperto

6 e 13 settembre 2008


PROGRAMMA


SABATO 6 SETTEMBRE

09.00 – 12.00:
- Brevi cenni storici
- Nozioni generali di presepistica
- Lavorazione e colorazione del carton-gesso

14.00 – 16.00:
- Teoria della Prospettiva


SABATO 13 SETTEMBRE

09.00 – 12.00:
- Effetti elettrici
- Giochi d’acqua
- Costruire una capanna

14.00 – 16.00:
- Vegetazione e Ambientazione
- Costruire una grotta


Tassa d’iscrizione: Adulti fr. 50.00 Ragazzi fino ai 15 anni fr. 20.00

Per motivi organizzativi le iscrizioni al corso dovranno essere inoltrate entro il 31 agosto 2008. Numero massimo di 30 partecipanti.
La tassa è da pagare sul posto all’inizio del primo incontro, con l’aggiunta di fr. 50.00 (totale fr. 100.-, ragazzi fr. 70.-), per i due pranzi.


Interessati?

Iscrivetevi quanto prima alla segreteria del Sacro Cuore Tel.091 8200 880 oppure
e-mail: bellinzona@cappuccini.ch

I PRESEPI fra Bibbia, Archeologia, Arte, Folclore

Il primo scritto sui presepi lo troviamo in S. Girolamo che nel 404, dice di aver visto la “stobolum” nello “Speculum Salvatoris” a Betlemme. Ma già nel 320 si conosceva a Betlemme l’esistenza di una grotta ornata di placca d’argento con fiori per poterla toccare.
Attorno alla stessa nacque subito una grande devozione che dura tutt’ora.
Nel 1934 furono fatti scavi e nel 1948-49 fu creato l’attuale accesso alla grotta.


ARCHEOLOGIA

Nello pseudo-vangelo di Matteo, quindi I e II secolo, si legge che Gesù nacque “in medium duorum animalium”, frase desunta certamente da Isaia (1,3) dove si legge pure: “Cognovit bues possesserem sui et asinus praesepe Domini sui”.

In un affresco nelle catacombe, purtroppo andato distrutto, il Bambino appare presente fra due animali. Un sarcofago del 343 porta la stessa scena, oltre gli animali vi è Maria e un personaggio (pastore o san Giuseppe). Abbiamo in seguito i sarcofaghi di S. Ambrogio di Mantova, sempre con Maria, Giuseppe, bue e asino. La basilica di S. Maria Maggiore già nel 700 fu chiamata S. Maria ad Praesepium, in quanto si riteneva che ci fosse una reliquia della mangiatoia. Anticamente era un oratorio abbellito da vari Papi. Ma anche nella Basilica Vaticana, nel 700, vi era un Oratorium S. Mariae o Praesepium S. Mariae.

Se vogliamo una descrizione più dotta su questo problema, ecco quanto scrive una specialista:
In alcune scene della natività del Salvatore, nell’arte cristiana antica, si sono tenuti presenti i passi di Is. 1,3sopracitato, mentre in Abacus (3,2) si legge, “in medio duorum animalium”. I due animali sono messi in evidenza anche da s. Ambrogio (In Lucam, 1,7: PL15, 2649) e da Prudenzio (Cathemerinon, XI, 78: PL 59,896). In un affresco andato distrutto nel cimitero “in catacumbas”, riprodotto da G. B. De Rossi (Bull. d’arch. crist., 1877, p. 141 e tav. 2), il Bambino è tra i due animali. In un gruppo di sarcofagi cristiani si vede il Bambino Gesù in una cesta di vimini sotto una tettoia e dietro il bue e l’asino; talvolta ai lati, da una parte, è la Madonna, dall’altra un pastore (Wilpert, Sarcofagi, pp. 263, 283-85, tavv. 198, I; 201,5; 226,1; 249,11). Il Marini vide e copiò un raro frammento di coperchio di sarcofago con la data consolare del 343 (G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae, I, Roma 1857, p. 51) con la scena della natività più antica che si conosca. Nei sarcofagi di Mantova (Wilpert, op. cit., tav. 30) e di S. Ambrogio a Milano (id., op. cit., tav. 189, 2) la scena tra i due animali è rappresentata in uno degli acroteri.
Un avorio conservato a Nevers rappresenta a sinistra il Bambino con i due animali, a destra l’Epifania (F. X. Barbier de Montault, Ivoire latin du Musée de Nevers, in Bulletin monimental, 50 (1884), p. 711). La scena del Bambino sulla mangiatoia tra il bue e l’asino con la Madonna e s. Giuseppe è rappresentata in una stoffa di seta rinvenuta nel tesoro del Sancta Sanctorum (H. Grisar, Il tesoro di Sancta Sanctorum, Roma 1907), p. 181; riprodotto da Ph. Laurer, Le trésor du Sancta Sanctorum, in Monuments Piot, 15 (1906), pp. 110-11, tav.18, 5).
La basilica di S. Maria Maggiore, che fino dal sec. VI viene detta “S. Maria ad praesepe” era un oratorio riproducente la grotta di Betlemme. Infatti nella biografia di Gregorio III (731-41) è dominato “oratorium” (Lib. pont., I, p. 418) e fu abbellito da Adriano I, da Leone III e da Sergio II. Il Grisar ritenne che tale oratorio fu fatto costruire dal papa Sisto III dietro l’altare maggiore.
La cappella venne rifatta sotto Nicolò IV da Arnolfo di Cambio, e forse già allora rimossa; Sisto V la fece trasportare da Domenico Fontana sotto la cappella del S.mo Sacramento. L’oratorio di Giovanni VII (705-707) nella Basilica Vaticana (“Oratorium Sanctae Mariae” e anche “praesepe Sanctae Mariae”) era splendente di marmi e di musaici (Lib. pont., I, p. 385; G.B. De Rossi, Musaici, Roma 1890, fasc. 23). Anche in appendice alla Notitia Ecclesiarum, nella descrizione dell’interno della Basilica Vaticana è ricordato l’oratorio “ad praesepe Sanctae Mariae” (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 98). Il presepe eretto dal papa Gregorio IV (827-44) nella basilica di S. Maria in Trastevere, decorato di lastre d’oro e d’argento, era “ad similitudinem praesepii s. Dei Genitricis quae appellatur maioris” (Lib. pont., II, p. 78).
Quanto alla discussa autenticità delle reliquie della culla, v. G. Cozza, Luzzi e P. Lais, Le memorie Liberiane dell’infanzia di N.S. Gesù Cristo (Roma 1894) e H. Grisar, La culla del divin Bambino e S. Maria Maggiore di Roma, in Civ. Catt., 15α serie, 1894, pp. 209-11.

IL PRESEPIO DI GRECCIO

Francesco istituì a Greccio nel Natale del 1223 un presepio vivente.
Quello con le statue sembra opera di una suora tedesca dell’alto medioevo.
Dalla Vita prima di Tommaso da Celano (Fonti francescane edizione del Messaggero di Padova, pp. 477-479) riprendiamo la narrazione del fatto di Greccio:
La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.
Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.
A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore.
C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.
E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia.
Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.
Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.
Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di computazione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.
Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava “il Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.
Vi si manifestano con abbondanza i doni dell’Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.
Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute.
Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di San Francesco, affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possono mangiare, come nutrimento dell’anima e santificazione del corpo, la carne dell’Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen.

ARTE E TRADIZIONE

Nel 1300 i più grandi pittori italiani ci lasciarono bellissimi presepi, ricordiamo: Giotto, Simone, Martini, Duccio de Boninsegna, Lorenzetti ecc. Nel Rinascimento abbiamo il Beato Angelico, Masoglio, Gentile da Fabriano, Luca della Robbia e poi Rosellino, Raffaello ecc.
Presepe Pinturicchio
Solo dopo appaiono i presepi in plastica artistica, soprattutto in Lombardia ed Emilia. Più famosi quello del Bagarelli nel duomo di Mantova, e il Corteo dei Magi a Varallo; siamo nel 1500-1600. Anche alla Madonna del Sasso abbiamo una cappella sulla strada delle valle dedicata al presepio con statue policrome.
Possiamo perciò affermare che la presentazione del presepio, frequentatissima in tutta l’arte del medioevo ed alla quale è da collegare anche quella che s. Francesco istituì nella notte di Natale del 1223, quando in una grotta fu posta l’immagine del Bambino accanto a un bue ed un asinello, venne svolta con sempre maggiore intensità ed accenti naturalistici non solo nella scultura e pittura del Trecento, ma in quelle del Rinascimento ed oltre. E in quella fiorente stagione dell’arte italiana l’umanissimo tema del presepe viene colto e sviluppato con accenti diversi spontanei, mentre le antiche leggi della iconografia tradizionale si piegano e talvolta si rinnovano perché i sentimenti più affettuosi e segreti possono essere espressi. Lo riprende Lorenzo Monaco, svolgendolo nelle flessuose eleganze della moda gotica, l’Angelico che nel convento di s. Marco vede la umanissima scena con occhi ancora abbagliati da visioni di Paradiso, Masaccio che nella tavoletta del Museo Federico di Benino pone la Vergine sulla soglia di una capannuccia contro lo sfondo di colline brulle, Gentile da Fabriano che nella pala strozzi (Uffizi) immagina la scena quale celebrazione della potenza dei Medici. Così Donatello, con Jacopo della Quercia nel rilievo del portale del S. Petronio a Bologna, così Luca della Robbia in alcune mirabili terrecotte, così più tardi Antonio Rossellino che narra della nascita di Gesù, festosamente nell’altorilievo della cappella Piccolomini nella chiesa di Monteoliveto a Napoli. E accanto a loro ancora Benozzo Gozzoli nella cappella del Palazzo dei Medici a Firenze, che prende a pretesto la scena per descrivere in un imponentissimo corteo lo splendore della corte Medicea.
Notevoli anche tra le rappresentazioni quattrocentesche del presepio quelle del duomo di Volterra di uno scultore robbiano, del paliotto d’argento di Nicola di Guardiagrele nella cattedrale di Teramo e l’altra modellata nel 1484 in S. Giovanni a Carbonara a Napoli. Ma sono sempre più i pittori che portano avanti gli sviluppi del tema. Da Piero della Francesca nel presepe della Galleria nazionale di Londra, a Filippo e a Filippino Lippi, al Botticelli, a Lorenzo di Credi, a Leonardo medesimo nella Adorazione degli Uffizi e nella Vergine delle Rocce. D’altro canto, ormai varcate le soglie del Cinquecento, è lo stesso Raffaello e quindi il Correggio che aggiungono al tema elementi o accenti nuovi, e così i grandi artisti veneti da Gianbellino a Lorenzo Lotto, a Palma il Vecchio ed ai Bassano.



La capitale del presepio è Napoli con i primi grandi presepi plastici del XIV secolo con il presepio a S. Giovanni in Carbonara (1484).
Da lì il presepe divenne popolare e la sua fortuna è dovuta al misto di sacro e profano che può raccogliere e alla rappresentazione di scene familiari con personaggi noti.
Nel 1700 iniziano i personaggi vestiti con stoffe ricercate, con solo le estremità modellata.
Sempre a Napoli si aprono scuole di presepi sostenute soprattutto dal Re Carlo III di Borbone che costruiva lui stesso presepi e incoraggiava a farli.
I migliori presepi napoletani si trovano al Museo di S. Martino, a Roma nella chiesa dei Santi Cosmo e Damiano, nel museo a Villa d’Este. Ma anche in Germania, a Berlino e Monaco esistono delle opere presepiali meravigliose.

IL PRESEPIO OGGI

Dall’iniziativa di Francesco nacque, nelle chiese francescane, la tradizione di allestire grandi presepi. Le chiese parrocchiali prima, le famiglie dopo ripresero la stessa iniziativa. Nelle famiglie è consigliabile che il presepio sia allestito da tutti i membri anche bambini, e non lasciato vedere agli stessi quale sorpresa la mattina di Natale.
Poi nacque l’idea dell’albero che qualcuno vide come antitesi del presepio. Non lo è, tanto meno è di fattura protestante in contestazione al presepio cattolico, è l’albero è la rappresentazione di un detto profetico che annuncia il Messia come “virgulto che nasce dalla radice di Jesse” (il nonno di Davide dalla casata del quale nacque Gesù). L’albero carico di luci e doni (cioccolatini) può servire per dare il benvenuto ai parenti stretti che vengono a festeggiare il Natale. Si possono incaricare i bambini ad offrire un dolcetto di benvenuto. Sull’albero è bene che tutti i membri della famiglia mettano dei biglietti d’augurio che a Natale reciprocamente si scambiano.
Negli ultimi anni c’è stato un momento di crisi per i presepi. Anche qualche docente ha ritenuto che non era conveniente farli vedere ai bambini in nome della diversità delle religioni esistenti nelle classi. Questa crisi sembra superata, anche se i centri commerciali nostrani non espongono in vendita le statuette, quindi non invogliano all'allestimento dei presepi.
Le attività fatte da un gruppo di Losone, i corsi a Balerna e Bellinzona sono segni eloquenti che anche nel Ticino la febbre dei presepi sta salendo.