Sta rinascendo l'interesse per i presepi. Qualcuno potrà meravigliarsi di questa mia affermazione, perché solo alcuni anni fa era nata una polemica in merito alla loro realizzazione forse non del tutto sopita. Infatti alcuni, per rispettare le diverse religioni che vivono nel nostro paese, asseriscono che bisogna saper rinunciare a tutti i "segni" della propria confessione, per noi cristiani, dai presepi ai crocefissi. La proposta non mi sembra sensata; personalmente non ho mai approvato la costruzione di presepi quali bandiere contro altre religioni, come non mi è mai piaciuto il detto che circolava nella mia fanciullezza, che fare il presepio era il modo cattolico di celebrare il Natale, mentre i protestanti facevano l'albero. No, tutte e due le religioni cristiane che s'ispirano alle Sacre Scritture possono e devono usare ambedue i "segni" come mezzi per festeggiare religiosamente e intelligentemente la nascita del Redentore; perché l'albero si ispira ad una profezia d'Isaia (sorgerà un virgulto dalla radice di Jesse), il presepio nasce alle pagine dei due primi capitolo dei Vangeli di Matteo e Luca.
Inoltre il presepio è un tesoro del mondo cristiano; intorno allo stesso troviamo preziose pagine di storia e meravigliose raffigurazioni artistiche. Il primo scritto sul quale si parla del primo "vero" presepio lo troviamo in S. Girolamo che, nel 404, dice di aver visto a Betlemme lo “stobolum” nello “Speculum Salvatoris". Ma già nel ‘320 si conosce sempre a Betlemme l’esistenza di una grotta ornata di placca d’argento per poter toccare il luogo dove si ritiene nato Gesù. Attorno alla stessa nacque subito una grande devozione. Nel 1934 furono fatti scavi e nel 1948-49 fu creato l’attuale accesso alla grotta che molti ticinesi hanno visitato individualmente o con i vari pellegrinaggio organizzati dalla Diocesi o dalle parrocchie. Un'altra chiesa legata al presepio che molti ticinesi conoscono è la basilica di S. Maria Maggiore in Roma, che fino dal sec. VI viene detta “S. Maria ad presepe”; originariamente sembra che sia stata un oratorio riproducente la grotta di Betlemme.
Anche l'arte onorò il Natale con stupendi quadri sulla natività, veri presepi dipinti. Nel 1300 i più grandi pittori italiani ci lasciarono bellissime raffigurazioni, ricordiamo Giotto, Simone, Martini, Duccio de Boninsegna, Lorenzetti ecc. Nel Rinascimento abbiamo il Beato Angelico, Gentile da Fabriano, Luca della Robbia e poi Rossellino, Raffaello ecc.
Solo dopo appaiono i presepi in plastica artistica, soprattutto in Lombardia ed Emilia. Più famosi quello del Bagarelli nel duomo di Mantova, e il Corteo dei Magi a Varallo, siamo nel 1500-1600. Da secoli la capitale del presepio in statuine resta Napoli, con alcune esagerazioni di cattivo gusto, come il mettere accanto alla culla del Bambino Gesù delle raffigurazioni di persone dello sport e della politica che non sono proprio evangeliche.
Oltre alla storia e all'arte, attorno al presepio lavorò la sacra rappresentazione. Primo artefice fu San Francesco d'Assisi che, nel Natale del 1223, organizzò a Greggio un presepio vivente, mentre quello con le statuine sembra opera d'una monaca tedesca di qualche decennio dopo.
Ritorniamo al presepio "nostrano"; perché riteniamo che sia è importante costruirlo nelle chiese nelle case? Nelle chiese perché è una "immagina sacra" fra le diverse già esistenti, allestita per sottolineare un tempo dell'anno liturgico, mentre resta sempre un occasione per far riflettere adulti e piccini sul mistero della Natività. Nelle nostre chiese ci sono sempre stati dei presepi eccellenti, costruiti con arte e con amore. Ne ricordo – uno per tutti – quello della Madonna del Sasso allestito per anni dai fratelli Mainoli nei portici che introducono al santuario. Ora in quasi tutte le nostre chiese parrocchiali o conventuali viene costruito un presepio, e si fa a gara per farlo più bello, ogni anno diverso. In alcuni luoghi si sono sviluppate delle "mostre", come a Losone, a Vira Gambarogno, a Balerna, nella mia chiesa del Sacro Cuore a Bellinzona vi è un "percorso presepi". E non mancano coloro che fanno "il giro dei presepi" ammirando autentiche opere di artigianato locale.
Quest'anno il "Giornale del popolo" intende aprire un concorso, prima regionale poi diocesano sui migliori presepi; è un incentivo in più perché vengano premiate tutte quelle persone di buona volontà che, in parrocchia o nei conventi, vogliono impegnarsi ad offrire degli allestimenti di qualità. E questa pagina ha lo scopo d'annunciare detto concorso.
Altrettanto importante è il presepio costruito nelle case, ma ad alcune condizioni. Prima fra tutte che sia opera dell'intera famiglia e non solo del papà o della mamma, magari di nascosto dai loro bambini per fare una sorpresa. I piccoli devono essere gli artefici dei presepi familiari, perché simili costruzioni permettono ai genitori di introdurli alla conoscenza del brano evangelico che il presepio rappresenta, spiegando il significato di ogni singola statua: chi è Maria? Chi è Giuseppe, perché il Bambino Gesù è nato in una grotta? Come mai è stato visitato da pastori prima e poi dai Magi? Cosa cantano gli angeli che stanno sopra la grotta? Che belle lezioni di religione si possono imbastire spiegando i vari personaggi del presepio mentre genitori e figli lo allestiscono insieme! Sarebbe stato bello aprire il concorso anche ai presepi domestici, ma questo richiede un'organizzazione che per il primo anno sarebbe stata troppo onerosa.
C'è solo d'augurarsi che il concorso dei presepi della chiese diventi un incentivo in più per approfondire il grande mistero della Natività, in modo da vivere le prossime feste, non solo come occasione per scambiarsi doni, ma come ringraziamento a Dio per il "Grande Dono" concesso all'umanità, il suo Figlio Unigenito.
martedì 25 novembre 2008
Intervista sul Presepe (seguito)
2. Secondo lei il presepe è ancora importante?
In parte ho già risposto alla prima domanda. Ma ritengo veramente di insistere sull’importanza del presepio fatto soprattutto in casa, dai bambini. Quindi può cambiare secondo la loro età, secondo i loro interessi. All’inizio sarà un presepio tradizionale, ma poi ho visto dei ragazzini fare delle cose artistiche molto belle. Per i più piccoli è importante che siano i genitori, mentre costruiscono con loro il presepe, spieghino il significato delle statue, chi è Maria, chi è Giuseppe, chi sono i pastori, magari anche perché vi è il bue e l’asino, riferendosi a una profezia che diceva come il Messia sarebbe nato tra due animali, simbolo di povertà. Costruendo il presepio si impara il vangelo.
3. Lei ha creato, nella sua chiesa al Sacro Cuore a Bellinzona, una mostra di presepi che si ripete ogni anno. Perché? Come è stata accolta la sua iniziativa?
La mostra dei presepi che da quattro anni viene allestita nella Chiesa del Sacro Cuore è nata per caso. Da sempre si faceva un presepio molto grande, il posto variava, qualche volta nel coro, qualche volata in un arcata in Chiesa a seconda di chi lo voleva costruire. Poi hanno iniziato alcune famiglie a chiedere se potevano portare dei presepi che avevano conservato, costruiti artigianalmente qualche anno prima. Abbiamo detto di sì, ed è stata una gara nell’offrirci questi manufatti, artisticamente belli. Infine ci sono stati alcuni parrocchiani che si sono offerti di costruire loro dei presepi in chiesa. I presepi quattro anni fa erano una ventina, quest’anno saranno più di trenta. L’iniziativa è stata accolta molto bene, vengono tantissime persone da tutto il Ticino a vedere questi presepi, noi forniamo loro una spiegazione, normalmente vi è un sottofondo musicale per offrire un’atmosfera di tranquillità e di pace, di riflessione e di meditazione. Non la chiamiamo “mostra dei presepi” ma “percorso nei presepi”, proprio perché é un invito a camminare lungo le pareti della chiesa dove questi manufatti sono collocati e, a riflettere, ed anche a pregare.
4. Quali sono le anticipazioni che può fare sull’esposizione di quest’anno?
Quest’anno abbiamo avuto alcune richieste di imprestare dei nostri presepi ad altri, e un’offerta di esporre alcuni diaporama, presepi di piccola fattura, ma di alto valore artistico nella nostra chiesa. E’ iniziato così uno scambio. Qualcosa si era già fatto negli anni precedenti, ma non in una misura così grande. E credo che questi scambi siano interessanti perché chi fa un bel presepio gli rincresce disfarlo subito dopo l’Epifania, lo vorrebbe conservare, e conservandolo lo vorrebbe esporre l’anno dopo, ma non nella propria casa o nella propria parrocchia dove è già stato visitato, ma altrove. Noi questi scambi li favoriamo.
5. Qualche tempo fa lei ha lanciato un appello ai “presepisti” perché collaborino e si uniscano in un gruppo. Cosa ci può dire a proposito?
L’anno scorso ho lanciato un appello ai presepisti perché si uniscano in gruppo. Qualche cosa si è fatto, alcune persone hanno aderito a questo gruppo,che non era istituzionato in una associazione, è un gruppo spontaneo. Si sono uniti, è stato organizzato al Centro Spazio Aperto di Bellinzona un corso simile a quello che da alcuni anni viene organizzato a Balerna dai signori Negri. E’ stato ben frequentato, e chi vi ha partecipato ha dimostrato interesse. Sono sicuro che migliorerà la creazione dei presepi con queste nozioni tecniche sull’uso del materiale, sulla prospettiva, sui colori. Vorrei aggiungere un’ultima nota: non vorrei che il presepio diventasse una bandiera cattolica da sventolare contro i musulmani, o persone di altre religioni. Andrebbe contro la sua stessa struttura che è di semplicità e umiltà.
In parte ho già risposto alla prima domanda. Ma ritengo veramente di insistere sull’importanza del presepio fatto soprattutto in casa, dai bambini. Quindi può cambiare secondo la loro età, secondo i loro interessi. All’inizio sarà un presepio tradizionale, ma poi ho visto dei ragazzini fare delle cose artistiche molto belle. Per i più piccoli è importante che siano i genitori, mentre costruiscono con loro il presepe, spieghino il significato delle statue, chi è Maria, chi è Giuseppe, chi sono i pastori, magari anche perché vi è il bue e l’asino, riferendosi a una profezia che diceva come il Messia sarebbe nato tra due animali, simbolo di povertà. Costruendo il presepio si impara il vangelo.
3. Lei ha creato, nella sua chiesa al Sacro Cuore a Bellinzona, una mostra di presepi che si ripete ogni anno. Perché? Come è stata accolta la sua iniziativa?
La mostra dei presepi che da quattro anni viene allestita nella Chiesa del Sacro Cuore è nata per caso. Da sempre si faceva un presepio molto grande, il posto variava, qualche volta nel coro, qualche volata in un arcata in Chiesa a seconda di chi lo voleva costruire. Poi hanno iniziato alcune famiglie a chiedere se potevano portare dei presepi che avevano conservato, costruiti artigianalmente qualche anno prima. Abbiamo detto di sì, ed è stata una gara nell’offrirci questi manufatti, artisticamente belli. Infine ci sono stati alcuni parrocchiani che si sono offerti di costruire loro dei presepi in chiesa. I presepi quattro anni fa erano una ventina, quest’anno saranno più di trenta. L’iniziativa è stata accolta molto bene, vengono tantissime persone da tutto il Ticino a vedere questi presepi, noi forniamo loro una spiegazione, normalmente vi è un sottofondo musicale per offrire un’atmosfera di tranquillità e di pace, di riflessione e di meditazione. Non la chiamiamo “mostra dei presepi” ma “percorso nei presepi”, proprio perché é un invito a camminare lungo le pareti della chiesa dove questi manufatti sono collocati e, a riflettere, ed anche a pregare.
4. Quali sono le anticipazioni che può fare sull’esposizione di quest’anno?
Quest’anno abbiamo avuto alcune richieste di imprestare dei nostri presepi ad altri, e un’offerta di esporre alcuni diaporama, presepi di piccola fattura, ma di alto valore artistico nella nostra chiesa. E’ iniziato così uno scambio. Qualcosa si era già fatto negli anni precedenti, ma non in una misura così grande. E credo che questi scambi siano interessanti perché chi fa un bel presepio gli rincresce disfarlo subito dopo l’Epifania, lo vorrebbe conservare, e conservandolo lo vorrebbe esporre l’anno dopo, ma non nella propria casa o nella propria parrocchia dove è già stato visitato, ma altrove. Noi questi scambi li favoriamo.
5. Qualche tempo fa lei ha lanciato un appello ai “presepisti” perché collaborino e si uniscano in un gruppo. Cosa ci può dire a proposito?
L’anno scorso ho lanciato un appello ai presepisti perché si uniscano in gruppo. Qualche cosa si è fatto, alcune persone hanno aderito a questo gruppo,che non era istituzionato in una associazione, è un gruppo spontaneo. Si sono uniti, è stato organizzato al Centro Spazio Aperto di Bellinzona un corso simile a quello che da alcuni anni viene organizzato a Balerna dai signori Negri. E’ stato ben frequentato, e chi vi ha partecipato ha dimostrato interesse. Sono sicuro che migliorerà la creazione dei presepi con queste nozioni tecniche sull’uso del materiale, sulla prospettiva, sui colori. Vorrei aggiungere un’ultima nota: non vorrei che il presepio diventasse una bandiera cattolica da sventolare contro i musulmani, o persone di altre religioni. Andrebbe contro la sua stessa struttura che è di semplicità e umiltà.
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